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Giovanni Francesco Barbieri Il Guercino (1591 - 1666)
Testa e spalle della Vergine in un'Assunzione, Circa 1626
Olio su tela ovale
50 x 40 cm
Il dipinto costituisce una testimonianza di particolare rilievo all'interno della produzione di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino, non soltanto per l'elevata qualità pittorica, ma soprattutto per il ruolo che esso assume nella ricostruzione del processo creativo dell'artista.
Nicholas Turner, nella scheda critica dedicata all'opera, ne riconobbe pienamente la mano del maestro, sottolineandone la straordinaria libertà esecutiva e individuandovi inizialmente caratteri stilistici prossimi agli anni del soggiorno romano di Guercino, tra il 1621 e il 1623. Lo studioso rilevava in particolare l'ampiezza e la sicurezza della pennellata, il vigoroso chiaroscuro e una gamma cromatica di ascendenza tizianesca, costruita attraverso gialli dorati, azzurri e profonde tonalità vinose.
La figura è colta in un movimento di intensa immediatezza: il capo leggermente inclinato, le labbra dischiuse e lo sguardo umido rivolto verso l'alto conferiscono alla Vergine una partecipazione emotiva che trascende la semplice funzione di studio. L'esecuzione alterna passaggi di notevole definizione, soprattutto nel volto e nel collo, ad altri condotti con una pittura estremamente sottile e liquida. Particolarmente notevole è la resa dei capelli, costruiti attraverso pennellate rapide e fluenti che Turner paragonava, per immediatezza, a un vero e proprio disegno eseguito con il pennello.
Sono inoltre chiaramente leggibili numerosi pentimenti, soprattutto lungo il profilo della testa, del collo e delle spalle. Tali ripensamenti sono di particolare importanza perché testimoniano una fase ancora aperta del processo inventivo e confermano la natura sperimentale dell'opera.
Un momento decisivo nella fortuna critica del dipinto è rappresentato dalla sua pubblicazione nel 2011 da Angelo Mazza e Nicholas Turner in Guercino a Reggio Emilia. La genesi dell'invenzione, dove l'opera è illustrata a fig. 12 e affrontata all'interno di un capitolo significativamente intitolato Uno studio a olio per la testa della Madonna in un'Assunzione della Vergine.
In quella sede Mazza e Turner misero il dipinto in relazione con la grande pala raffigurante la Madonna Assunta con angeli e i santi Pietro e Girolamo, realizzata da Guercino per la cattedrale di Reggio Emilia nel 1626. Il dipinto non viene interpretato come un bozzetto compositivo dell'intera pala, bensì come uno studio autonomo destinato a verificare una diversa soluzione per la posizione e l'illuminazione della testa della Vergine.
Proprio tale caratteristica rende l'opera eccezionale. Come osservano gli studiosi, Guercino era solito elaborare le proprie invenzioni attraverso numerosi studi grafici, mentre è assai più raro incontrare nella sua produzione studi pittorici a olio di singoli particolari. Mazza e Turner arrivano infatti a sottolineare come questo dipinto costituisca un caso di eccezionale importanza per comprendere il rapporto, nella pratica del maestro, tra disegno preparatorio e sperimentazione pittorica.
La tela consente di seguire quasi direttamente il pensiero dell'artista. Il profilo del collo, il diverso livello inizialmente immaginato per le spalle, l'andamento dell'abito e soprattutto la costruzione luministica del volto documentano una serie di modifiche compiute durante l'esecuzione. È dunque un'opera nella quale la pittura non registra soltanto un'immagine conclusa, ma conserva materialmente le diverse fasi dell'invenzione.
Di particolare interesse è infine il possibile riscontro documentario individuato da Turner nel Libro dei conti del Guercino. Alla data del 21 dicembre 1631 compare infatti la registrazione del pagamento di:
“una Testa di una Madona fatale, Schudi 20” da parte di Francesco Miletto, Governatore di Cento tra il 1630 e il 1632.
Turner ha proposto che tale registrazione possa riferirsi proprio al presente dipinto. Il quadro sarebbe rimasto nello studio o comunque nella disponibilità di Guercino per alcuni anni prima della vendita a Miletto nel 1631.
Per qualità esecutiva, documentazione critica e bibliografica e per la rara possibilità di osservare direttamente il processo inventivo di Guercino attraverso un studio pittorico autonomo, la Testa e spalle della Vergine in un'Assunzione rappresenta un documento significativo della maturazione del linguaggio dell'artista negli anni Venti del Seicento e della genesi della grande pala reggiana del 1626.
L'opera è inoltre accompagnata da una scheda critica del Prof. Andrea Emiliani.
Bibliografia :
L'opera è inoltre accompagnata da una scheda critica del Prof. Andrea Emiliani.
Bibliografia :
N. Turner, A. Mazza, Guercino a Reggio Emilia. La genesi dell'invenzione, Milano, Skira, 2011, pp. 52, 54-55, fig. 12;
A. Emiliani, Caino e Abele. Studio di un'opera giovanile di Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino, Rimini, NFC Edizioni, 2016, pp. 25-27;
N. Turner, The Paintings of Guercino. A Revised and Expanded Catalogue Raisonné, Roma, Ugo Bozzi Editore, 2017, p. 422, fig. 147.I;
Il libro dei conti del Guercino 1629-1666, Fondazione Cassa di Risparmio di Cento, p. 59, n. 25.
Provenienza :
Provenienza :
Possibilmente Francesco Miletto, Governatore di Cento, acquistato direttamente da Guercino il 21 dicembre 1631 per 20 scudi;
Luigi Tardini, Modena, già Sindaco di Modena, 1840-1860;
Collezione privata, Modena.
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