155
Alessandro Turchi Detto l'orbetto (1578 - 1649)
Maria Maddalena penitente, ca. 1638
olio su tela
95 x 80 cm
L’opera, inedita, è attribuita al maestro veronese sulla base di considerazioni stilistiche condivise da Pierluigi Carofano, Emilio Negro e Nicosetta Roio. Si colloca verosimilmente nella fase matura della sua attività, intorno al 1638, quando l’artista, attivo a Roma, aderisce al linguaggio classicista promosso in ambito barberiniano.
L'opera è accompagnata da expertise del Prof. Pierluigi Carofano datata 31 marzo 2026.
La composizione presenta la santa a mezzo busto, seduta nella grotta del suo ritiro eremitico, colta in un momento di intensa meditazione. Il corpo, parzialmente scoperto e avvolto da un drappo rosso, è costruito con saldo impianto plastico e una resa morbida e luminosa dell’incarnato. La figura poggia il capo sulla mano sinistra mentre lo sguardo, umido e rivolto verso l’alto, enfatizza la dimensione penitenziale e contemplativa. Attorno si dispongono gli attributi iconografici consueti: il teschio, allusione alla vanitas e alla meditazione sulla morte; il libro sacro, segno di studio e raccoglimento; il crocifisso, oggetto di devozione; e il vaso di unguenti, riferimento all’episodio evangelico della sepoltura di Cristo. L’insieme costruisce un programma simbolico coerente centrato sul tema della conversione e della rinuncia alla vanità terrena.
Dal punto di vista stilistico, l’opera rivela una chiara adesione a modelli classicisti, con evidenti consonanze con la pittura di Guido Reni, Guercino e Domenichino, nella ricerca di equilibrio formale, nella purezza del disegno e nella nobilitazione del nudo, trattato con una sensualità controllata e idealizzata piuttosto che naturalistica. Il modellato morbido, la luce calda e dorata e la compostezza dell’impianto figurativo confermano l’inserimento dell’opera nel clima della cultura figurativa romana del secondo quarto del Seicento, mediata attraverso la sintesi tra tradizione emiliana e suggestioni fiorentine.
Il confronto con opere come la Cleopatra morente (Roma, collezione privata) e la Santa Cecilia (già Praga, mercato antiquario) rafforza l’attribuzione, evidenziando analogie nella costruzione anatomica, nella tipologia dei volti e nella qualità del disegno.
Entro cornice coeva.
L'opera è accompagnata da expertise del Prof. Pierluigi Carofano datata 31 marzo 2026.
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