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Luca Giordano
(1634 - 1705)

Il sacrificio di Isacco

Olio su tela
126 x 180 cm
Il dipinto raffigura il momento culminante dell’episodio narrato nella Genesi, quando l’angelo interviene a fermare Abramo nell’istante in cui questi sta per sacrificare il figlio Isacco. La scena è risolta attraverso un impianto serrato e di grande forza teatrale: l’angelo irrompe diagonalmente da sinistra, Abramo costituisce il fulcro monumentale della composizione e volge improvvisamente lo sguardo verso l’apparizione divina, mentre Isacco, raccolto sulla destra e con il corpo quasi interamente scoperto, si abbandona in una posa di intensa vulnerabilità. In basso, la presenza dell’ariete completa il racconto biblico.

Particolarmente significativo è il rapporto con il Sacrificio di Isacco di Luca Giordano conservato presso la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando di Madrid, inv. 0262, olio su tela di cm 137 × 206. L’opera madrilena, già ricordata nel catalogo dell’Accademia del 1824 come “El Sacrificio de Abraham, figuras del tamaño natural, pintado por Lucas Jordán”, costituisce il più diretto termine di confronto per la presente tela.
Le due opere condividono infatti la medesima concezione della scena: la grande diagonale determinata dal corpo dell’angelo, il gesto sospeso della mano che arresta il sacrificio, la posizione centrale di Abramo con il coltello ancora impugnato, la figura di Isacco raccolta sulla destra e il forte addensarsi delle figure contro un fondale roccioso e ombroso. Si tratta di una costruzione nella quale Giordano concentra l’intero racconto in pochi protagonisti, eliminando ogni elemento accessorio e affidando al movimento, agli sguardi e alla luce la tensione emotiva dell’episodio.

Nel dipinto in esame colpiscono soprattutto la monumentalità della figura di Abramo, la vigorosa caratterizzazione del volto segnato dall’età e della grande barba argentea, nonché il contrasto tra gli incarnati luminosi dell’angelo e di Isacco e i profondi bruni che avvolgono il patriarca. La pennellata, libera e sostanziosa, e la costruzione delle figure attraverso ampie masse luminose appartengono pienamente al linguaggio pittorico di Giordano, nel quale la memoria del naturalismo napoletano si unisce a una crescente libertà barocca.
La strettissima relazione con l’esemplare della Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, insieme alle differenze ravvisabili in alcuni passaggi della stesura e nella modulazione luministica, consente di considerare la presente tela nell’ambito delle diverse elaborazioni con cui Giordano tornava sulle proprie invenzioni, riprendendole e variandole secondo una prassi ampiamente documentata nella sua vastissima produzione.

L’opera sarà corredata da una scheda critica del Prof. Nicola Spinosa, attualmente in corso di redazione.
24/10/2026 01:25:21
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