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Morte di San Giuseppe, Scuola genovese, XVII secolo
olio su tela
71 x 96 cm
L’opera si inserisce con coerenza nella pittura genovese del XVII secolo, per la costruzione serrata della scena, il gusto per le figure ravvicinate, la forte concentrazione emotiva e l’uso di una materia pittorica morbida e pastosa. La gamma cromatica, dominata dai bruni, dagli ocra e dai rossi profondi, è ravvivata dalle accensioni luminose degli incarnati, delle vesti e delle presenze angeliche.
Particolarmente significativa è la resa dei volti, caratterizzati da una intensa partecipazione psicologica: il pallore di Giuseppe, l’espressione assorta della Vergine e il gesto trattenuto di Cristo conferiscono alla composizione una dimensione intima e domestica, lontana da ogni enfasi narrativa. Questo equilibrio tra sentimento religioso, naturalismo e ricercata eleganza formale trova numerosi riscontri nella cultura figurativa ligure del Seicento.
Il dipinto mostra infatti affinità con quel filone della scuola genovese che, tra Bernardo Strozzi, Giovanni Andrea De Ferrari e Valerio Castello seppe fondere il naturalismo di matrice caravaggesca con una pittura più sciolta, luminosa e affettiva. In particolare, la densità degli impasti, la morbidezza degli incarnati e il carattere quasi domestico della scena suggeriscono una collocazione nell’ambito della produzione genovese della metà del XVII secolo.
La presenza degli angeli sulla destra, dipinti con maggiore leggerezza e con una tavolozza più chiara, introduce inoltre un efficace contrasto tra la gravità del momento terreno e la dimensione soprannaturale, secondo una soluzione tipica della pittura barocca ligure.
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