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François Dusquenoy
(1597 - 1643)
Circle of

Due sculture raffiguranti "La Prudenza" e "La Carità", Italia, metà XVII secolo

bronzo a fusione coeva; base in legno a finto porfido
H. 32 cm
La figura femminile panneggiata stante, con l’avambraccio sinistro disteso attorno al quale si avvolge un serpente, potrebbe forse raffigurare "La Prudenza". Il bronzo, pur richiamando modelli classici di statue panneggiate di età antica, rivela una diretta dipendenza dalla celebre Santa Susanna (1630) di François Duquesnoy, conservata nella chiesa di Santa Maria di Loreto a Roma. Il riferimento è evidente nella tipologia del volto, nella morbidezza del modellato e nel contrapposto dinamico, elementi che traducono in scala ridotta il classicismo misurato e la grazia formale propri del maestro fiammingo attivo a Roma. Esemplari affini e varianti del modello sono documentati in collezioni storiche viennesi (Braun, 1908; Planiscig, 1916) e in una versione in terracotta proveniente dalla collezione Chigi, oggi presso gli Appartamenti Borgia, la cui attribuzione è stata oggetto di discussione critica. Il medesimo modello venne inoltre riutilizzato come figura di Antiope in riduzioni in bronzo del Toro Farnese, a conferma della fortuna e della diffusione della composizione. Per qualità di modellato, trattamento del panneggio e adesione tipologica al prototipo romano, l’opera si colloca nell’ambito della scultura barocca romana del XVII secolo, in relazione con la cerchia e la fortuna di François Duquesnoy.

La seconda figura potrebbe raffigurare un'allegoria femminile di Pudicitia (Modestia) o Carità. Figura femminile panneggiata stante, impostata frontalmente, con le mani raccolte all’altezza del ventre e avvolta in un ampio drappo che scende in pieghe larghe e compatte. Il volto, leggermente inclinato, è improntato a composta idealizzazione, secondo un linguaggio classicista che privilegia equilibrio e misura. La superficie presenta porosità diffuse e una lacuna evidente sul lato destro della veste; la doratura appare posteriore. L’opera si inserisce nel filone della scultura classicista tardo-seicentesca, caratterizzato dalla rielaborazione di modelli statuari antichi, in particolare del tipo della Pudicitia romana, noto attraverso esemplari conservati nei Musei Capitolini e in altre raccolte antiquarie. La postura raccolta, l’andamento verticale e la compostezza dell’atteggiamento rimandano infatti a tale tradizione iconografica, reinterpretata in chiave decorativa per il collezionismo colto tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo. Per qualità di modellato e trattamento del panneggio, l’opera appare riconducibile all’ambito romano o nord-italiano, nell’orbita del classicismo promosso da Alessandro Algardi e François Duquesnoy, pur senza potersi riferire a un prototipo specifico autografo. Si tratta verosimilmente di una produzione di bottega o di seguace, destinata a un contesto collezionistico e ornamentale.

Rotture e mancanze
05/03/2026 04:10:00
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