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Agostino Verrocchi
(1586 - 1659)
Attributed to

Natura morta con cesti di frutta, grappoli d’uva, cotogne, melograni, fichi, fiori e uccello in volo

Olio su tela
69 x 119 cm
La composizione, recentemente attribuita con certezza a Verrocchi dal dott. Alessandro Agresti, si sviluppa su due piani sovrapposti, secondo un impianto severo e ordinato tipico della natura morta romana del primo Seicento. Sul ripiano superiore, un basso cestino intrecciato raccoglie fichi e altri frutti, affiancato da grappoli d'uva scura che si distendono ai lati; in alto a sinistra compare un piccolo uccello in volo. Sul piano inferiore sono disposti cotogne, un melograno aperto, altri frutti e, sulla destra, un ampio paniere colmo d'uva bianca.
La disposizione quasi paratattica degli elementi, isolati sul fondo scuro e fortemente individuati dalla luce, costituisce uno dei caratteri ricorrenti nella produzione di Agostino Verrocchi, pittore documentato a Roma negli stati d'anime della parrocchia di San Lorenzo in Lucina tra il 1619 e il 1636. La sua personalità artistica, in passato avvicinata anche all'ambiente napoletano, è stata successivamente ricondotta dalla critica alla cultura romana del primo Seicento.

Nel presente dipinto, la luce indugia sulle superfici dei frutti, sui chicchi traslucidi dell'uva e sull'intreccio dei cesti, facendoli emergere dalla penombra secondo una sensibilità ancora profondamente legata alla tradizione naturalistica di ascendenza caravaggesca. Particolarmente caratteristica è l'attenzione riservata ai diversi materiali: la scorza irregolare delle cotogne, la superficie lucida del melograno, la compattezza dei grappoli e la trama delle fibre vegetali vengono descritti con una precisione quasi tattile.
Il dipinto trova significativi confronti con le nature morte oggi riferite a Verrocchi, tra cui la tela con frutta e carciofi dei Musei Civici di Pesaro e la Natura morta con frutta della Galleria Sabauda di Torino, nelle quali ricorrono analogamente la disposizione orizzontale degli oggetti, l'importanza assegnata ai recipienti intrecciati e il forte isolamento dei frutti contro fondi scuri.

La costruzione su più registri e l'abbondanza degli elementi conferiscono tuttavia alla presente composizione un carattere particolarmente articolato, tipico della produzione dell'ultima fase della carriera del pittore, come confermato dal dott. Agresti. La presenza dell'uccello e dei piccoli fiori disseminati tra la frutta introduce inoltre una componente animata che interrompe la rigorosa immobilità dell'insieme, mentre il melograno aperto al centro della scena costituisce un efficace fulcro cromatico e compositivo.
Il dipinto si inserisce così pienamente nella cultura della natura morta romana della prima metà del XVII secolo, della quale Verrocchi fu uno dei protagonisti riscoperti dalla critica moderna. Federico Zeri classificò sotto il suo nome diverse composizioni caratterizzate da analoghe associazioni di frutta, ortaggi, fiori e cesti, contribuendo alla ricostruzione del corpus dell'artista. Entro cornice.

L'opera è corredata da una scheda critica di Alessandro Agresti, datata 2 Marzo 2026. 

Bibliografia di confronto :

M. Gregori, Notizie su Agostino Verrocchi e un'ipotesi per Giovanni Battista Crescenzi, in «Paragone», n. 275, 1973, pp. 35-37;
A. Cottino, Agostino Verrocchi, in F. Zeri (a cura di), La natura morta in Italia, Milano, 1989, II, pp. 720-727;

M. Gregori (a cura di), La natura morta italiana. Da Caravaggio al Settecento, catalogo della mostra, Firenze, Palazzo Strozzi, 2003.
24/10/2026 02:15:52
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