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Giacomo Balla (1871 - 1958)
Luce sulle dalie - Luci daliescese, 1950
olio su tela
100 x 80 cm
Opera firmata in basso a sinistra: "Balla". Al retro presenta iscrizioni: "Luce sulle dalie - 1950 Balla; al contrario: Balla 1950; sul telaio: Balla/ via Oslavia 39 luci daliescese 1950 Roma".
Nei suoi appunti pittorici della fase post futurista, come segnala la dottoressa Gigli nella scheda a corredo dell'opera, Balla declama la sua convinzione che l'arte pura si trovi solo nell'assoluto realismo, nudo e sano: solo questo permette al pittore di non scadere in forme decorative e ornamentali e, seguendo questo dettame, decise così di tornare all'arte degli inizi, per lui più convincente e infinitivamente nuova.
Grazie alla scelta dell'utilizzo della stoffa di velluto cangiante viola sullo sfondo (usata molto spesso da Balla, come testimoniato dalla figlia Elica), la luce è protagonista del dipinto, irradiandosi e ripercuotendosi nell'ambiente circostante e rendendo in questo modo le sue dalie, vere e proprie nature vive. Non quindi "pittura per signorine", ma indagine sulla difficile resa della potenza e della bellezza della luce e dello splendore del fiore: in questo caso rappresentato da una dozzina di dalie, tra cui due rosse dalie scese (come scrive lui stesso sul telaio: Daliescese). Ecco come questo dipinto sia quasi un manifesto pittorico dell'arte di Balla post futurista: dove la Natura è protagonista assoluta, nella forma ma soprattutto nella rappresentazione e resa della luce e del colore.
Opera accompagnata da certificato di autenticità su fotografia rilasciato da Elena Gigli, Roma, con il n. 2025/1222, in data 18 Ottobre 2025.
Esposizioni: Balla. I fiori 1916 - 1952, SM 13 Studio d'Arte moderna, Roma 6 Novembre 1965, n. 27.
Nei suoi appunti pittorici della fase post futurista, come segnala la dottoressa Gigli nella scheda a corredo dell'opera, Balla declama la sua convinzione che l'arte pura si trovi solo nell'assoluto realismo, nudo e sano: solo questo permette al pittore di non scadere in forme decorative e ornamentali e, seguendo questo dettame, decise così di tornare all'arte degli inizi, per lui più convincente e infinitivamente nuova.
Grazie alla scelta dell'utilizzo della stoffa di velluto cangiante viola sullo sfondo (usata molto spesso da Balla, come testimoniato dalla figlia Elica), la luce è protagonista del dipinto, irradiandosi e ripercuotendosi nell'ambiente circostante e rendendo in questo modo le sue dalie, vere e proprie nature vive. Non quindi "pittura per signorine", ma indagine sulla difficile resa della potenza e della bellezza della luce e dello splendore del fiore: in questo caso rappresentato da una dozzina di dalie, tra cui due rosse dalie scese (come scrive lui stesso sul telaio: Daliescese). Ecco come questo dipinto sia quasi un manifesto pittorico dell'arte di Balla post futurista: dove la Natura è protagonista assoluta, nella forma ma soprattutto nella rappresentazione e resa della luce e del colore.
Opera accompagnata da certificato di autenticità su fotografia rilasciato da Elena Gigli, Roma, con il n. 2025/1222, in data 18 Ottobre 2025.
Esposizioni: Balla. I fiori 1916 - 1952, SM 13 Studio d'Arte moderna, Roma 6 Novembre 1965, n. 27.